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Vandali in azione contro l'asilo nido a Brancaccio: "Non ci faremo intimidire"

L'asilo nel cuore del quartiere palermitano č ancora da costruire, ma l'area dove dovrebbe sorgere č stata oggetto di un'irruzione. Centro Padre Nostro: "Daremo seguito al progetto, aiuteremo molte donne che hanno i mariti in carcere". A breve si attende il via libera ai finanziamenti

data articolo 11/03/2019 autore Redattore Sociale categoria articolo RASSEGNA
 
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Vandali in azione contro l'asilo nido a Brancaccio: 'Non ci faremo intimidire'
Maurizio Artale davanti al cancello d'ingresso all'area in cui sorgerā l'asilo nido

PALERMO - "Andremo avanti con la forza e la tenacia di sempre nonostante gli ultimi atti vandalici che vorrebbero intimorirci. Crediamo moltissimo, infatti, alla realizzazione dell'asilo che aiuterà molte donne che hanno i mariti in carcere". A dirlo è Maurizio Artale, presidente del Centro Padre Nostro che, nei giorni scorsi, ha consegnato il progetto definitivo per la costruzione dell'asilo nido a Brancaccio intitolato “i Piccoli di Padre Pino Puglisi” al Comune. Il progetto è stato avviato dal Centro Padre Nostro grazie ad una raccolta straordinaria di fondi per opera della Fondazione Giovanni Paolo II, del quotidiano Avvenire e di altri piccoli benefattori privati. L'area in cui sorgerà la scuola è stata resa disponibile dal comune di Palermo. Il prossimo 4 aprile dal Governo, dopo che passerà al vaglio del Cipe, sarà deliberato il finanziamento per costruire l'asilo. In quel caso già a partire dai primi di gennaio potrebbero iniziare i lavori.

In questi anni, in assenza di un asilo, il Centro Padre nostro, anche con l’aiuto del Comune di Palermo, ha cercato di dare delle risposte al quartiere di Brancaccio, offrendo per l’infanzia uno spazio gioco che ha visto coinvolti gruppi di 25 bambini dai 18 ai 36 mesi e le loro famiglie. A sostenere il servizio erano stati con il loro contributo le Fondazioni Mission Bambini, Giovanni Paolo II, NoWomanNoLife e il Comune di Palermo. Il progetto, durato un anno, è finito nel novembre del 2018 ma, come previsto dal bando, per riaprirlo si aspettano gli atti pubblici propedeutici che lo mettano in continuità.

Tra sabato e domenica, intanto, dopo pochi giorni dalla consegna ufficiale del progetto, avvenuta lo scorso 8 marzo in presenza dell'arcivescovo Corrado Lorefice, di mons. Luciano Giovannetti della Fondazione Giovanni Paolo II, del sindaco Orlando e di parecchie autorità istituzionali, alcuni giovani sono entrati nel terreno, rompendo la catena e appiccando il fuoco ad una sedia che era stata lasciata nell'area dove c'era il palco. "Gli episodi vandalici sono solo il frutto dell'arroganza di chi a Brancaccio, sfidando noi e lo Stato, ci vuole intimorire ma invece ci dà più forza perché non ci fermeremo - sottolinea Maurizio Artale -. Abbiamo anche ricevuto una risposta sull'accaduto dal ministro per il Sud Barbara Lezzi che è risoluta a dare seguito al progetto dell'asilo ma anche a quello dell'Agorà di Brancaccio. Per noi del Centro di Accoglienza Padre Nostro questo asilo, più di ogni altra cosa deve incarnare sul territorio la presenza dello Stato e di tutte le istituzioni che lo compongono. In questo modo daremo concretezza al sogno del beato Giuseppe Puglisi che voleva fortemente un asilo per i più piccoli e credeva che si dovesse prima di tutto partire dalla scuola per  tutelare, preservare ed allontanare dalle grinfie della mafia tutti i giovani, piccoli e grandi".

"Brancaccio purtroppo dopo la chiusura del passaggio a livello, è diventato un quartiere ancora più chiuso dal resto della città. Il 50 % delle famiglie sono molto giovani - continua Maurizio Artale - con parecchi bambini e vivono solo di piccoli lavoretti. Un buon numero di donne, spesso a causa dei mariti che sono in carcere, ha tutto il carico della famiglia sulle spalle. Dare la possibilità di fare frequentare ai loro figli l'asilo significa permettere loro di lavorare e di essere persone libere allontanandosi dal circuito malavitoso. Soprattutto si cerca di rompere il circuito vizioso che si determina quando la mafia propone di sostenere economicamente le famiglie che hanno i mariti in carcere. Il futuro di questo quartiere deve partire soprattutto dalla forza delle donne che devono diventare un modello di cambiamento sociale. In questi anni con grande soddisfazione abbiamo aiutato a voltare pagina almeno 20 giovani donne, alcune delle quali sono pure diventate delle volontarie o addirittura educatrici del Centro. E' un cammino di accompagnamento capillare e delicato perché il rischio che cadano nelle mani sbagliate è sempre forte. Un'altra risposta importante con l'asilo è pure la lotta alla dispersione scolastica. Sono tanti i casi delle madri, infatti, costrette per lavoro a lasciare i loro neonati alla figlia minorenne che, per badare alla sorella o al fratello, non va a scuola". 

Per salvaguardare tutta l'area dove si realizzerà la struttura per l'infanzia, il Centro Padre Nostro cercherà delle strade per spingere gli abitanti del quartiere ad auto-gestire in maniera responsabile lo spazio. "L'idea è quella, in attesa che si inizino concretamente i lavori, di chiedere al comune il comodato gratuito dell'area in modo da renderla fruibile alle famiglie con alcuni giochi e piante e farla gestire da due detenuti in esecuzione penale esterna. Puntare all'autogestione responsabile dei beni è un modo per proteggere e curare lo spazio. Il Centro in questi 26 anni non ha temuto di andare avanti e fare un passo dopo l’altro a volte correndo il rischio di mettere il piede in una pozzanghera, nel fango o in un burrone. Adesso ci auguriamo di non dover aspettare troppo tempo per vedere realizzata quest’opera, che ci farà dire ancora una volta che don Pino non è morto invano". (Serena Termini)

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