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Tiziana Volta, attivista italiana per la pace nel mondo, racconta se stessa in un articolo pubblicato su Green Legacy Hiroshima (l’eredità verde di Hiroshima)

"Penso al Centro di Accoglienza Padre Nostro di Palermo al quale abbiamo dato un alberello Hibaku Jumoku"

data articolo 15/09/2020 autore redazione categoria articolo ARTICOLI
 
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Tiziana Volta, attivista italiana per la pace nel mondo, racconta se stessa in un articolo pubblicato  su Green Legacy Hiroshima (l’eredità verde di Hiroshima)
Articolo in inglese pubblicato su Green Legacy Hiroshima

Green Legacy Hiroshima (l’eredità verde di Hiroshima)
Settembre 2020, profilo 12 

Rubrica Partners in profile
Tiziana Volta
Attivista Italia

Tiziana Volta ha frequentato l’università cattolica di Milano, la facoltà di economia e commercio, è fotografa per la rivista "Gardenia" la rivista italiana più importante in merito alla cultura del verde. Per tale rivista ha lavorato sin dalla fondazione nel 1984. Negli anni si è sempre di più interessata di questioni sociali ed ambientali.
Dal 2009 segue progetti di pace e non violenza con un gruppo internazionale umanitario, World Without War and Violence (il mondo senza guerre e violenza). È lei che ha coordinato la prima marcia mondiale (2009/2010) per la pace e la nonviolenza nella provincia di Brescia. È stata la coordinatrice per l’Italia della seconda marcia mondiale per la pace (2019/2020).

- Ci dica qualcosa di se e di come e perché si è lasciata coinvolgere da alberi e natura?
Il mio amore per la natura viene dalle mie origini. I miei nonni hanno vissuto in campagna. Ogni estate io e mia sorella trascorrevamo le vacanze estive con loro. Ricordo ancora con grande piacere le lunghe passeggiate in bicicletta con mio padre nei boschi rigogliosi vicino il fiume Po (il fiume più lungo d’Italia).
Sono stata sempre affascinata dagli alberi e dal loro dansare nel vento. La mia grande passione si è veramente arricchita lavorando nello staff editoriale di Gardenia, una rivista mensile specializzata nella cultura del verde. Ho avuto la grande fortuna di farne parte sin dalla fondazione (1984). Ho potuto osservare I piccoli cambiamenti nei confronti della natura, il rispetto crescente per la natura dove viviamo giornalmente.

- Come è iniziata la sua collaborazione con Green Legacy Hiroshima?
Mentre seguivo la prima marcia mondiale per la pace e la non violenza in provincia di Brescia ho sentito parlare degli alberi della pace di Hiroshima e Nagasaki. Al museo di Santa Giulia di Brescia c’era un Cachi Hibaku jumoko di Nagasaki (albero che è stato esposto al bombardamento atomico e che e’ sopravvissuto o ha rigermogliato dalle radici) e un aoghiri (firmiana platanofolia) da Hiroshima. Affascinata dalla loro storia, dalla loro forza e dal semplice ma forte messaggio di rinascita della vita andai nel mondo della pace a raccontare la loro storia la loro esperienza come testimoni silenziosi di una terribile tragedia ma anche della speranza che la natura ci da. Nel 2013 ero in Val di Susa un gruppo di bambini mi chiesero se fosse possibile crescere e prendersi cura di uno di questi alberi speciali.
Ho imparato come poteva essere possibile. Chiesi come era avvenuto con la specie di Brescia (una persona aveva portato dei semi da Hiroshima). Iniziai a fare ricerche attraverso internet e conobbi Green Legacy Hiroshima, da lì iniziò la nostra collaborazione.

- Che cosa significa per lei, sia personalmente che professionalmente, la collaborazione con Green Legacy Hiroshima e il legame con Hiroshima?
Ho avuto sempre, sin dall’infanzia, una relazione speciale con il Giappone.
Un cugino di mio padre aveva sposato una signora di quel paese. Atzuko divenne per me una figura di riferimento, per la sua grande semplicità ma anche per la sua grande sensibilità che la portò ad essere un’importante scrittrice e a farci conoscere gli autori giapponesi che altrimenti non avremmo mai conosciuto in Italia. Ho trovato questa semplicità e questa sensibilità ma di grande profondità culturale e scientifica nel percorso che ho intrapreso con Green Legacy Hiroshima. Gli anni di lavoro nell’ufficio editoriale di Gardenia mi hanno dato l’opportunità di cogliere ciò anche di più.
Sfortunamente per problemi di salute non sono riuscita a visitare Hiroshma ma il legame che sento con questa città è profondo.
Ciò che è avvenuto il 6 agosto del 1945 deve continuare a farci pensare. La pace non può essere trovata attraverso la violenza. La natura ci insegna che la vita può essere rigenerata. La sua bellezza ci da giorni di serenità. Con la pace nell’anima possiamo vivere la vita di ogni giorno in pace anche se ci sono problemi che dobbiamo affrontare.

- Che significa la presenza di questi alberelli in Italia? Quale è la sua visione per essi nel futuro? Quali tipi di attività o collaborazioni si possono coltivare intorno all’ibaku Jumoku?
Ogni albero ha una storia propria lunga millenni. L’ibaku Jumoku ha una storia nella storia. Basta pensare al gingko biloba e agli alberelli che sono cresciuti dai semi degli alberi sopravvissuti.
La presenza di questi testimoni silenziosi è veramnte importante nel complesso della storia.
Viviamo in una società confusa. Il messaggio dell’ibaku jumoko è semplice ma immediato.
Penso al Centro di Accoglienza Padre Nostro di Palermo al quale abbiamo dato un alberello Hibaku Jumoku. Un gingko biloba di Hiroshima sta crescendo in un contesto dove la mafia è stata sempre presente, dove ha fortemente influenzato la vita dei residenti e particolarmente dei giovani. Dobbiamo impegnare le nuove generazione con I messaggi di pace portati dagli alberi di Hiroshima. Queste sono le attività che abbiamo avviato con le associazioni, con le scuole primarie e secondarie. Prima del covid 19 avevamo siglato una nuova partnership con gli asili. È una sfida educare I bambini alla pace e agli ibaku jumoku, ma è certamente importante. Diventerebbero ottimi custodi della belleza del creato del quale gli alberi fanno parte.

(Didascalia sotto le due foto che ci ritraggono (vedi articolo originale)
al Centro Padre Nostro , Palermo, marzo 2018

- Oltre alle attività attuali della Green Legacy Hiroshima a cosa altro pensa possa essere fatto per l’ibaku jumoku a favore di un mondo senza nucleare e di un mondo che rispetti la natura?
Penso che la conoscenza sia fondamentale per la pace , alla quale solo la cultura può portare.
Abbiamo seminato in suoli sensibili e attenti. Abbiamo la grande speranza che seguendo la crescita di Hibaku jumoku con attenzione e amore il loro messaggio profondo possa portare molte anime umane alla pace.
L’energia nucleare è nata durante un periodo molto turbolento della nostra storia. Se arrivassimo a capire che non vi sono nemici ma solo altri esseri umani con la loro storia e la loro cultura e che meritano uguale rispetto, allora capiremmo che è inutile avere le armi nucleari che adesso possediamo.

ALLEGATI

allegatoArticolo in inglese pubblicato su Green Legacy Hiroshima  [1]

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