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TUTTI I MESSAGGI
L'azione dei volontari e delle suore del Centro padre Nostro deve essere un segno. Non per risovere i problemi di Brancaccio. No, è solo per dire: dato che qui non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche per dimostrare che si può fare qualcosa. Se ognuno di noi fa qualcosa, allora si può fare molto. Riprendono le attività e ancora c'è molto da fare per i bambini, per gli anziani e le famiglie del quartiere. Chi di voi volesse fare "qualcosa" contribuendo con "piccoli" segni di impegno, rimboccandosi le maniche, può svolgere attività di volontariato presso il nostro Centro contattando la segreteria e dando la propria disponibilità. Basta poco per dare molto. Un sorriso donato è un sorriso ricevuto che accarezza i cuori che anelano Amore
La Responsabile
Comunicato del Presidente in riferimento all'articolo pubblicato dal quotidinao EPOLIS in data 14/09/2009. Leggo con grande stupore nel giornale Epolis del 14/09/09 un articolo di Giorgia Governale sul Centro Polivalente Sportivo che sorgerà a Brancaccio finanziato dal Comune di Palermo su un terreno di proprietà del Centro di Accoglienza Padre Nostro, dal titolo “Brancaccio, il Centro dei misteri, dati fondi per 400 mila euro”. Vorrei con questa mia, tranquillizzare il consigliere comunale Nadia Spallitta, nonché membro della commissione urbanistica presieduta da Gerlando Inzerillo che nessun mistero aleggia sul nostro Centro. Primo: il progetto del Centro Polivalente Sportivo ha ricevuto due pareri di congruità, uno nel 2007 da parte del tavolo tecnico della ex L.285 che ha approvato il progetto ed uno nel 2009 da parte dell’Ing. Parisi, richiesto dalla responsabile del procedimento, nonché dirigente dell’assessorato alle attività per i minori dott.ssa Ornella Botondi.
Secondo: non stiamo parlando di un campo di calcetto ma bensì di un Centro Polivalente Sportivo. (un campo di calcetto, uno di pallavolo, uno di basket , un parco giochi Robinson etc etc). Ma una domanda mi sorge alla fine spontanea: considerato che la Spallitta fa parte della Commissione all’Urbanistica e visto che la Commissione ha votato con parere favorevole all’unanimità, a quale opera la stessa ha dato il suo parere? Forse si è sbagliata? … Per questa volta vuol dire che siamo stati fortunati… se il metodo è questo. Maurizio Artale
Non ci sembrava vero, ricordare Padre Puglisi senza denunciare un attentato, un intrusione, un furto al Centro Padre Nostro: anche la delinquenza vuol far sapere che ci sono anche loro a Brancaccio oltre alle fulgide figure come Padre Puglisi e come gli infaticabili volontari e operatori. Questa notte dei malviventi hanno scassinato la porta del magazzino del Centro Polivalente Sportivo dove si concluderà la fiaccolata e dove si terrà il concerto in memoria del nostro fondatore. Hanno divelto un portone in ferro, abbattuto un tramezzo, rubato una carriola, alcuni attrezzi e parte di ponteggi alla ditta che sta realizzando il progetto del Centro Polivalente Sportivo. Voglio fare un appello a tutta la cittadinanza: dobbiamo tenere alta l’attenzione, la città è composta da quartieri, non possiamo demandare il loro controllo alle pur volenterose forze dell'ordine. Noi viviamo in quei quartieri e a noi spetta la prima azione di controllo e riqualificazione ambientale. San Pietro diceva ai primi cristiani: sappiate giustificare la fede che è in voi. Puglisi ci ha esortato a fare ognuno la nostra parte, io vi chiedo di indignarvi davanti all'ultimo atto che offende la memoria di un martire.
Maurizio Artale
Riflessione sul XVI Anniversario dell'uccisione di Padre Puglisi «L'attesa e l'augurio è che uomini nuovi, nella mente e nello spirito, riescano a fare dello statuto regionale un mezzo che, riferendosi ai valori cristiani della nostra civiltà, rinnovi il tessuto sociale e morale della nostra isola». Con queste parole il Cardinale Salvatore Pappalardo, presidente della CE.SI, concludeva la sua lettera di presentazione della riflessione dei vescovi di Sicilia nel 50° Anniversario dell'approvazione dello statuto della Regione Siciliana (15/05/96). Siamo ancora in attesa? Dobbiamo ancora aspettare? Perché la gente comune e non solo ha l'impressione che niente di nuovo si scorge all'orizzonte? Questo atteggiamento finisce per far apparire come inutile il sacrificio di tanti uomini liberi che con il loro "lavoro" (per me Missione), hanno lanciato a tutti noi il guanto della sfida dicendoci che si può cambiare.
«Se ognuno fa qualcosa, molto si potrà fare», così parlava Padre Pino Puglisi.
Smettiamo l'abito che per secoli noi siciliani abbiamo indossato che ci vede puntare il dito sempre contro qualcun'altro e contro le istituzioni inadempienti.
VERSO LE ORIGINI
Due ore e mezza mi separavano all’andata dalle mie origini e due ore e mezza al ritorno mi separavano dalle mie origini. Ma come è possibile tutto ciò?
Partendo da Palermo per recarmi in Terra Santa ero cosciente che non sarebbe stato un viaggio come gli altri ma che sarebbe stato un andare verso le mie origini in quel luogo dove “Un Uomo” ha diviso il tempo in due e cioè prima e dopo la sua venuta, quell’uomo Kerigmatico, il Cristo Morto e Risorto, il figlio di Dio.
Il mio non vuole essere un diario di viaggio come quello di Egeria del IV secolo, ma una semplice riflessione, un raccontarvi le mie emozioni.
Sin dall’arrivo a Gerusalemme mi è stato chiaro e palese la complessità di questi popoli e di questo territorio, una cosa a me congeniale visto che vengo da una terra come quella siciliana, terra che ha visto diverse dominazioni compresa quella Araba.
Camminare tra le stradine(vicoli,suq) della Gerusalemme vecchia era come camminare tra i vicoli della “Vucciria”, del “Capo”, di “Ballarò” i mercati di Palermo e anche la panoramica vista dal terrazzo del Santo sepolcro era simile, per non dire uguale, a quella vista dai tetti del centro storico di Palermo.
Il mio piede spedito calpesta le lastre di marmo che ha calpestato Gesù, dove egli è caduto, dove le sue mani si sono poggiate per spingere il suo corpo martoriato e rimetterlo in posizione eretta, di nuovo pronto a portare la Sua Croce, la nostra Croce, strumento di tortura, ma mezzo della salvezza dell’umanità scelto dal Padre.
Qui il mio piede non vacilla, ha fatto esperienza tra le “Balate” della Vucciria sempre bagnate dall’acqua dei fruttivendoli, dei pescivendoli, del poligono.
I miei occhi, il mio naso percepiscono, senza alcuna meraviglia, i colori delle bancarelle, gli odori, i profumi… si mi sento proprio a casa mia, nella mia città, ma una cosa mi lascia di stucco, sgomento, quasi mortificato, la visione e la visita al Santo Sepolcro; sembra un luogo, uno dei tanti bei monumenti abbandonati del centro storico della mia Città, agghindato di lampade ad olio, candele e candelabri, tutto sa di sporco… la mia visione occidentale quasi mi fa odiare le persone che lo custodiscono, emetto un giudizio, una sentenza: … “questi non sono degni di custodire un luogo così sacro , così importante per tutta l’umanità… Noi l’avremmo custodito meglio, lo terremmo più pulito, lo manterremmo in uno stato di decoro, adatto al rango di chi lo ha “abitato” anche solo per tre giorni”.
Giro dentro quei luoghi quasi smarrito, schifato… esco e mi siedo nei gradini di fianco all’entrata e penso: Cosa c’entro io con questo luogo? perché Gesù è vissuto, morto e risorto in questa terra, tra questa gente?
Mi sta bene la grotta di Betlemme, era un messaggio ad effetto per tutti, un Re che nasce in una stalla…ma perché continuarci a vivere? Era certo che non l’avrebbero capito.
Questa sensazione mi accompagna quasi tutto il viaggio, ma quasi alla vigilia del ritorno a Palermo, dopo la salita al Monte degli Ulivi, stanco e stremato dalla salita a piedi, con quel caldo torrido, seduto davanti alla spianata del tempio, al muro del pianto, al cimitero ebraico, alla cupola dorata della Moschea di Omar, alla cupola del Santo Sepolcro, quasi la risposta sorge spontanea.
Se non qui dove? se non tra questi popoli così litigiosi, tra chi?
L’indomani ritorniamo al Santo Sepolcro e riesco a trovare un po’ di silenzio, di raccoglimento nella Cappella di Sant’Elena, dove è stata ritrovata la Croce del Cristo, ripenso al viaggio, ai luoghi visitati, alle messe celebrate… e un luogo mi torna in mente, la prigione di Gesù, a quando ho poggiato i palmi delle mie mani sulla roccia che avrà sorretto Gesù…al pianto ininterrotto di Antonella e di quell’abbraccio che ci ha unito alla sua sofferenza, tutto da lì a poco si sarebbe concluso, tutto da lì a poco si sarebbe avverato.
Sono nell’aereo verso casa, il mio sguardo si incontra con i miei compagni di viaggio, ognuno di loro ha perso qualcosa in Terra Santa, ognuno di loro ha trovato qualcosa in Terra Santa, ma tutti siamo certi che ci ritorneremo…ritorneremo a cercare le nostre origini…
Carissimi, una breve premessa a tutti coloro che vorranno partecipare a questo pellegrinaggio affinchè sia chiaro sin da subito il valore di ciò che vogliamo fare.
Acli e Centro Padre Nostro contro aumento della TARSU a Palermo.
Giungano a Voi e ai Vostri cari gli auguri di una Santa Pasqua e che la Resurrezione di Gesù Cristo non ci colga impreparati come le vergini stolte.
Non dire Padre,
Carissimi, Per questo Natale, semplicemente auguri.
Cari volontari ed operatori del Centro, vi giungono i miei saluti dalla terra che un tempo fu Santa.
un fraterno abbraccio
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La data di oggi 09/09/2010 |
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