
09/10/2011
Un'esperienza. Questo pensavo potesse essere il mio lavoro di volontariato alla casa circondariale Pagliarelli. Nuovissimo Cinemissimo Paradisissimo il titolo dell’iniziativa; omaggio al grandissimo Tornatore che con questo film ci ha regalato emozioni indimenticabili. «Che relazione può mai esserci fra le “emozioni” e i detenuti che popolano le carceri?» Ebbene, è ciò che ho scoperto l’estate scorsa partecipando con il Centro Padre Nostro e la Conferenza Regionale Volontariato e Giustizia - Sicilia a questa surreale ed incantevole esperienza. L’obiettivo, vista l’attuale situazione delle carceri italiane, era quello di concedere una serata diversa ai detenuti… un paio d’ore di “libertà”; un modo per assecondare ancora una volta l’opera pastorale di Padre Puglisi, che rivolgeva sempre una particolare attenzione alla condizione dei detenuti e delle loro famiglie. Il programma della serata era semplice: arrivati in carcere e passati i controlli del caso, noi volontari ci saremmo occupati di sistemare sedie e attrezzature per la proiezione. Una serata per ogni diversa sezione e proprio come fosse un’arena sotto le stelle, alla pausa del primo del tempo, avremmo offerto loro un gelato. Poteva sembrare tutto meccanico e asettico, anche perché noi volontari avevamo un semplice ed unico divieto: parlare con i detenuti. Ma per fortuna, come spesso accade nella vita, questo apparente “distacco” ha lasciato spazio a tanto altro, anche senza l’ausilio delle parole. Ci siamo trovati davanti ad una realtà parallela che al popolo dei liberi non è concesso conoscere. Come fosse un mondo a parte. Le finestre con le sbarre ovunque, i lunghi corridoi senza aperture, le pesanti porte di ferro che si chiudevano alle nostre spalle. Ma le risate durante la visione di un film comico insieme ai detenuti erano analoghe alle nostre; gli occhi pieni di riconoscenza per aver dato loro un gelato e gli applausi se un film d’amore si concludeva con il lieto fine, ci hanno spesso riempito il cuore di gioia. L’estate scorsa la prima edizione di questa iniziativa. Quest’anno la seconda. Il ritorno è stato anche più sorprendente. Il personale del "Pagliarelli" ci ha accolto come fossimo in famiglia; vecchi amici che si ritrovavano ancora. La realizzazione di questa esperienza, si deve in grande parte al personale del carcere, che abbiamo potuto constatare nel tempo, crede nel rispetto della persona esattamente quanto noi volontari. Ciò che pensa molta gente con la quale ci siamo confrontati in questi due anni è che per stare “dentro” i detenuti abbiano una piccola o grande colpa a loro carico. Verissimo, la stanno scontando. Personalmente penso che togliere la libertà ad uomo equivalga a togliere il respiro stesso. «E chi ha deciso che insieme alla libertà, gli si debba togliere anche la dignità?» Non credo ci siano risposte in merito. L’ultima sera che sono andata “all’arena Pagliarelli” un sovrintendente ha chiesto ai detenuti di tornare ai loro posti dopo la pausa. Li ha chiamati “delinquenti”. Solo chi era presente può sapere la dolcezza “paterna” di quella sicilianissima espressione. I detenuti hanno tutti sorriso e sono tornati ai loro posti; io ho improvvisamente pensato alla dolcezza di mio nonno, quando combinata una monelleria delle mie, diceva con un sorriso: «delinquente, guarda che lo dico a tuo padre!»… anche se poi, non l’ha mai fatto!
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