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Attualità Puglisi 30 anni dopo - Il regista. Faenza "Giravo con la scorta dei ragazzini"

data articolo 15/09/2023 autore La repubblica categoria articolo RASSEGNA
 
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Attualità Puglisi 30 anni dopo  - Il regista. Faenza 'Giravo con la scorta dei ragazzini'
Articolo de La Repubblica del 15 settembre 2023

Quando nel 2004, Roberto Faenza girava a Brancaccio il film su don Pino Puglisi, “Alla luce del sole”, c’erano le forze dell’ordine a scortarlo e decine di bambini del quartiere a proteggerlo. «Non era semplice entrare lì, ma sentivo l’urgenza di raccontare la storia di un uomo coraggioso che non è morto invano», dice il regista torinese che con quel film si aggiudicò un David di Donatello giovani, mentre una candidatura come miglior attore protagonista andò a Luca Zingaretti, nel ruolo del parroco ucciso trent’anni fa dalla mafia.

Quale fu il suo impatto con Brancaccio?

«Sapevo che era un quartiere pericoloso, ma non ebbi paura. Ciò che mi colpì fu la differenza che c’era tra i bambini e gli adolescenti».

Qual era?

«I ragazzi dai 16 anni in su sembravano indifferenti, e alla proiezione del film alcuni di loro sghignazzavano. L’esatto opposto dei più piccoli, che erano partecipi, commossi».

Ce n’erano una trentina nel suo film, scelti tra l’Albergheria e corso dei Mille. Che hanno fatto dopo?

«Siamo rimasti in contatto. Alcuni si sono messi a studiare: il film in qualche modo ha contribuito alla loro crescita culturale ed è come se, attraverso di esso, avessero vissuto realmente quello che era accaduto anni prima, quando Puglisi fu assassinato dalla mafia».

Come reagì alla notizia?

«Lo seppi solo dopo. La mafia uscì a occultare una morte che, lì per lì, non fece clamore. Fu solo in seguito che la società civile iniziò a reagire, portando alla luce del sole questo straordinario piccolo uomo».

Alla luce del sole, come il titolo del film.

«Perché sta tutto qui il coraggio di Puglisi: nel combattere la mafia alla luce del sole dedicandosi anima e corpo ai più piccoli. La mafia, al contrario, agisce nell’ombra, nel sottobosco, nella melma. È un’organizzazione vigliacca: sono convinto che, sotto sotto, anche i mafiosi si vergognino di essere tali».

Com’è cambiata la mafia oggi rispetto a trent’anni fa?

«Si è evoluta: non ha bisogno di sparare per strada. Non è rimasta confinata in Sicilia: si è radicata al Nord. A Milano ci sono quartieri in cui non si può entrare. Sono tempi durissimi, tragici. La malavita è una croce dell’intero Paese e c’è un disinteresse crescente da parte delle istituzioni».

E la Chiesa?

«Puglisi fu lasciato solo dalla Chiesa, la mafia era infiltrata anche lì. Oggi la situazione è molto cambiata. Papa francesco è coraggioso, democratico: un pontefice laico che ha aperto molte porte».

Lei è un laico. Perché fece u film su un uomo di Chiesa?

«Perché Puglisi è stato un prete di strada, un pastore nel senso più vero della parola. Non tutti coloro che muoiono per mano della madia vengono ricordati. Lui invece vive nel tempo, il suo insegnamento è sopravvissuto alla morte».

Cosa ne sarebbe stato di don Pino Puglisi oggi?

«Si sarebbe salvato, perché anche se la malavita dilagava c’è una maggiore sensibilità, specie nelle nuove generazioni che hanno imparato a reagire e a combattere l’omertà».

I suoi film spesso attingono alla cronaca e alla letteratura. Qual è secondo lei il compito del cinema?

«Raccontare cose che la letteratura non riesce a portare davanti agli occhi. Il cinema ha la forza di mostrare, di far vedere. Ed è cultura di massa, mentre la letteratura resta spesso confinata all’élite. Il cinema è popolare, unisce tutti, e i fruitori sono soprattutto giovani. Come insegna Puglisi, è da loro che inizia il cambiamento».

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